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Vinitaly 2026
Tempo di lettura: 4 min
L’ENOLOGIA MARCHIGIANA CONQUISTA VERONA
Vinitaly, l’anno d’oro delle Marche: 204 etichette e il “Gotha” della politica in terrazza
Dalla sinergia tra i Consorzi IMT e Vini Piceni al brindisi con la Premier Meloni: cronaca di un successo che ha messo al centro del mondo i vitigni autoctoni regionali.
VERONA – Non è stato solo un banco d’assaggio, ma una vera e propria dichiarazione di forza. Le Marche si sono presentate al Vinitaly 2026 con numeri da capogiro e un’organizzazione che ha saputo fondere l’eleganza istituzionale con l’operatività tecnica. Al centro del padiglione, una mappatura liquida del territorio: 204 vini, espressione identitaria di una regione che ha deciso di correre unita.
L’Unione fa la forza: il patto dei Consorzi
Il sipario si è alzato il 12 aprile, con un brindisi che profumava di strategia e coesione. Per la prima volta in un contesto così prestigioso, i Presidenti dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) e del Consorzio Vini Piceni hanno dato il via ufficiale ai lavori. Un segnale chiaro per i mercati esteri: il brand “Marche” è un’entità unica, solida e plurale, capace di spaziare dal mare ai monti con una coerenza qualitativa senza precedenti.
Una logistica sartoriale: tra “Self-Tasting” e alta formazione
L’esperienza per i visitatori è stata pensata con una doppia anima:
- Libertà nel calice: All’ingresso, ogni ospite è diventato protagonista del proprio percorso. Armati di calice, centinaia di visitatori hanno esplorato le 204 referenze in degustazione libera, potendo confrontare le diverse espressioni delle DOC e DOCG regionali, divise meticolosamente per denominazione.
- Sala Raffaello, il tempio della tecnica: Parallelamente, la Sala Raffaello ha ospitato un ciclo di Masterclass di altissimo profilo. Qui, buyer internazionali e tecnici del settore hanno analizzato il DNA dei vitigni autoctoni, scoprendo quelle “sfumature marchigiane” che rendono il Verdicchio, il Pecorino, la Passerina e il Rosso Piceno unici nel panorama globale.
Terrazza Marche: il cuore politico del Vinitaly
Il momento di massima risonanza mediatica è avvenuto sulla terrazza dello stand, trasformata per l’occasione nel centro gravitazionale della politica nazionale. La visita della Premier Giorgia Meloni ha suggellato l’importanza del comparto agricolo marchigiano. Al suo fianco, una delegazione governativa di peso: i Ministri Matteo Salvini e Francesco Lollobrigida, il Sottosegretario Gianmarco Mazzi e il vertice regionale rappresentato dal Presidente della Regione e dal Vicepresidente con delega all’Agricoltura, Enrico Rossi.
La presenza delle cariche dello Stato non è stata una semplice passerella, ma un riconoscimento del valore economico di una filiera che sa innovare senza tradire le radici.
Il bilancio: un sistema maturo
“Portare 204 storie di terra e di lavoro in un contesto così prestigioso è la prova di quanto il sistema Marche sia maturo e pronto per le sfide dei mercati globali”, è stato il commento diffuso tra i corridoi dello stand.
Le Marche chiudono questa edizione veronese con un bilancio trionfale. Non solo per i volumi di assaggio, ma per la capacità di aver raccontato un’intera regione attraverso il calice, dimostrando che dietro ogni etichetta c’è un territorio che sa fare squadra e che non ha più paura di competere con i grandi giganti del vino mondiale.
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